L’arte dell’alimentazione

L'alimentazione italiana
Il cibo non solo è componente indispensabile per la sopravvivenza ma è anche lo strumento di un’arte chiamata cucina. Il piacere della buona tavola e delle pietanze prelibate ha ispirato numerosi scrittori, registi e pittori.

Spazi espositivi dedicati al cibo italiano

In Italia e nel mondo molti spazi espositivi sono dedicati al cibo e all’alimentazione tradizionale. A Norma, in provincia di Latina, si trova il Museo del Cioccolato che comprende, al suo interno, un’antica fabbrica di cioccolato con i macchinari dell’epoca. In un castello nel borgo di Sant’Angelo Lodigiani, a Lodi, si trova invece il Museo del Pane, nato grazie all’apporto dell’Associazione Nazionale dei Panificatori. Cinque sale raccontano la storia del pane, dalla raccolta dei cereali fino ai macchinari utilizzati per la produzione ed alle normative che sono state stilate nei diversi periodi storici, per la sua commercializzazione. Mentre Felino ospita il Museo del Salame che porta il nome della cittadina, a Rossano è ubicato il Museo della Liquirizia e a Comacchio quello dell’Anguilla. In Abruzzo, a Sulmona, si trova il Museo dei Confetti; uno spazio espositivo allestito all’interno della fabbrica di confetti Pelino che include macchinari, brevetti ed anche i diplomi che la ditta Pelino ha ottenuto a partire dal 1800 per la sua produzione. Fiore all’occhiello del museo è la ricostruzione di un laboratorio settecentesco per la produzione di confetti.

Storie di funghi e mostarda

Uno spazio espositivo interamente dedicato ai funghi si trova a Treffen. In Austria. Riproduzioni dei funghi in modelli artigianali con illustrazioni sulla loro commestibilità e il loro utilizzo oltre ad uno spazio dedicato bambini con il mondo di cristalli e la foresta magica, vi attendono il visitatore. A Middleton, negli Stati Uniti, è ubicato invece il Museo della Mostarda. Più di cinquemila tipi di mostarde provenienti da oltre 60 paesi, pubblicità d’epoca ed oggetti narrano in questo museo la lunga storia della senape.

Foto: Lsantilli – Fotolia

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I giganti dell’industria alimentare

Le aziende alimentari italiane più noteI giganti dell’industria alimentare

La più grande multinazionale mondiale, The Coca-Cola Company nasce nel 1981. Il gigante industriale, che produce gli sciroppi concentrati che vengono venduti alle aziende dotate di licenza per la produzione, l’imbottigliamento e distribuzione di bibite, vanta oggi un giro di affari di quasi venticinque miliardi di dollari.

Dove c’è Barilla c’è Italia

Tra i giganti dell’industria alimentare molti portano un nome di nazionalità italiana. La Barilla, multinazionale del settore alimentare nota per la produzione di pasta e sughi pronti, viene fondata a Parma nel 1877 da Pietro Barilla. Dal 1919 l’azienda, avvalendosi delle innovazioni tecnologiche, incrementa la produzione e la distribuzione dei suoi prodotti e si trasforma, in poco tempo, nella maggiore azienda del settore alimentare in Emilia-Romagna. Nel 1973 la Barilla viene ceduta alla multinazionale W.R. Grace and Company ed acquisisce il controllo della Voiello. Alla produzione si aggiungono anche i prodotti da forno come merende, torte e biscotti. Sei anni dopo l’azienda orna ad essere italiana e avvia il processo di acquisizione di diverse società italiane ed estere come l’italiana Pavesi, la svedese Wasa, la tedesca Kamps AG e altre ancora.

Da un piccolo laboratorio a Alba

Tra le aziende dolciarie italiane spicca la Ferrero s.p.a.. Ad Alba, in un laboratorio per dolci, durante gli anni della seconda guerra mondiale, Pietro Ferrero lavora per sfruttare ciò che la terra in un periodo di stenti, continua ad offrire in abbondanza: le nocciole. Alcuni anni dopo in quello stesso laboratorio nasce la Pasta Gianduia, una crema di nocciole e cioccolata che acquisirà fama mondiale. Attualmente il marchio dell’azienda Ferrero, secondo un’indagine condotta, risulta essere il più apprezzato dai consumatori per la sua affidabilità. La Ferrero oggi fa capo alla Ferrero International SA con sede a Lussemburgo e vanta un fatturato annuo superiore a sei miliardi di euro. I suoi stabilimenti si trovano non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti, in Brasile, Ecuador, Porto Rico, Canada, Argentina e Australia. La produzione comprende dolci, prodotti da forno, caramelle e bevande.

Foto: Comugnero Silvana – Fotolia

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Macchinari per la produzione della pasta

Il processo di produzione della pastaLa pasta in tutte le sue forme e qualità è un prodotto fondamentale della cucina italiana. Di farina o di semola, spaghetti, rigatoni, tortellini o ravioli conditi con sughi o anche semplicemente con un poco di olio o burro e parmigiano, da sempre costituiscono componente tipica dell’alimentazione nazionale.

Processi di produzione

Pochi sono gli strumenti necessari per preparare la pasta artigianalmente. E’ sufficiente disporre di una spianatoia e di un mattarello per preparare e stendere l’impasto e di un coltello per dare alla sfoglia la forma desiderata. In alternativa si trovano in commercio anche delle macchine tirapasta che consentono di ottenere una sfoglia perfettamente liscia ed alcune macchine che ne consentono inoltre il taglio uniforme. La tecniche industriali prevedono un processo di produzione che comprende diverse fasi. Dopo la macinatura del frumento che è stato pulito dalle impurità e setacciato, la semola ottenuta viene impastata. Ciò avviene grazie all’utilizzo della gramola, una macchina che amalgama semola e acqua e che omogeneizza l’impasto. La trafilatrice dà alla pasta la forma desiderata rendendola più o meno rugosa. In alternativa all’uso della trafilatrice, viene utilizzata la laminazione; in questo caso la sfoglia è ottenuta passandola attraverso dei cilindri contrapposti in distanza decrescente. L’ultima fase è quella dell’essiccamento tramite ventilazione con aria calda, al fine di eliminare l’umidità contenuta nella pasta. Secondo le normative vigenti quest’ultima non deve superare il 12,5%. Seguono infine il processo di raffreddamento che riporta la pasta a temperatura ambiente ed il confezionamento.

Identikit della pasta di qualità

La pasta secca deve, per legge, essere prodotta con semolato di grano duro e semola, acqua a basso livello di sodio e di ferro e di mezza durezza. La normativa in merito alla produzione di pasta all’uovo, invece, impone l’utilizzo di almeno quattro uova per un chilogrammo di semola o di farina. Una pasta di qualità è riconoscibile dal suo colore che deve essere di un giallo brillante, deve resistere alla cottura ed alla masticazione e deve presentare un aspetto liscio, compatto e privo di puntini bianchi o neri che sono indice di un cattivo essiccamento.

Foto: Twilight Art Pictures

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Tecniche di conservazione degli alimenti

Tutela dei consumatoriUn aspetto importante per la salute del consumatore è quello della corretta conservazione degli alimenti. L’insieme delle tecniche di conservazione utilizzate nell’industria alimentare è mirato ad evitare l’alterazione e il conseguente deterioramento dei cibi, ed a mantenerne immutate le proprietà organolettiche e nutritive.

Trattamenti per la conservazione dei cibi

Le tecniche di conservazione che possono essere di tipo chimico, fisico o termico, impediscono la formazione di microrganismi patogeni come virus e funghi. Alcuni trattamenti hanno una “natura” tradizionale che è rimasta sommariamente immutata anche se sono state apportate piccole modifiche al fine di perfezionare le procedure. Questi comprendono l’affumicatura, la conservazione sotto olio, aceto o zucchero, la salatura, l’essiccamento e la fermentazione. Altri trattamenti sono invece nati con l’industrializzazione. La sterilizzazione e la pastorizzazione, che deve il suo nome a Pasteur, fanno parte dei cosiddetti processi termici. Distruggono la microflora presenti nei liquidi e nei solidi sottoponendo gli alimenti ad elevate temperature. Con i processi di liofilizzazione e di irradiazione viene invece attuata la disidratazione a bassa temperatura e sotto vuoto, che consente di mantenere inalterate le qualità nutritive dei prodotti preservandoli dallo sviluppo di batteri. Surgelazione, refrigeramento o congelamento sono tecniche con cui gli alimenti vengono portati a temperature basse o molto basse. In questo modo viene rallentato lo sviluppo di microrganismi per un periodo limitato.

Trattamenti tradizionali di conservazione

Sempre validi si rivelano anche alcuni dei metodi già utilizzati dalle nostre nonne per il mantenimento dei cibi. La conservazione sotto aceto permette di preservare i cibi dal deterioramento grazie all’acidità contenuta in esso, mentre la conservazione sotto olio di verdure o pesce in recipienti privi di ossigeno, si rivela efficace quando è abbinata ad una precedente cottura o salatura degli alimenti e ad una successiva sterilizzazione o pastorizzazione. La tecnica della salatura, infine, utilizzata sin dall’antichità, sfrutta il potere di disidratazione del sale e può avvenire tramite immersione in salamoia, per iniezione o per aspersione a secco.

Foto: Doris Heinrichs – Fotolia

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Prodotti alimentari italiani

Enogastronomia italianaGrazie al clima benevolo che vi regna ed alla favorevole posizione geografica dell’Italia, l’industria alimentare nazionale vanta un’infinità di prodotti tipici. In tutto il mondo il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma, la mozzarella di bufala, l’olio d’oliva extravergine ed i vini italiani sono considerati componenti fondamentali della cucina gourmet.

Un grande banchetto da nord a sud

Da nord a sud, le regioni italiane invitano a tavola gli amanti della buona cucina con le loro specialità alimentari. Mentre l’industria alimentare di Valle d’Aosta e Alto Adige è nota per le mele e lo speck, il Piemonte si contraddistingue per i suoi formaggi eccelsi e per la produzione di grandi vini come il Barolo e il Barbera. I formaggio e le mele sono anche prodotti tipici del Trentino e del Veneto; quest’ultima regione è famosa inoltre per il radicchio rosso, gli asparagi bianchi e per i suoi vini. Tra le produzioni tipiche del Friuli Venezia Giulia spicca il prosciutto di San Daniele mentre tra quelle liguri regna sovrano l’olio d’oliva. Patria del prosciutto di Parma, del Culatello e della Mortadella, l’Emilia Romagna è rinomata inoltre per la sua varietà di pasta fatta a mano. Il prosciutto di Norcia e di daino oltre che il tartufo bianco e nero sono le prelibatezze umbre. Zona di tartufi è anche la regione Abruzzo, nota poi per la carne di pecora e lo zafferano. Formaggi, insaccati e vini sono i prodotti tipici delle terre del Lazio, del Molise e del sud dell’Italia. Alle regioni meridionali (Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) appartiene anche la generosa produzione ortofrutticola nazionale, di olio extravergine d’oliva e di liquori tipici.

Prodotti PAT

Un apposito elenco stilato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali in collaborazione con le Regioni, elenca i prodotti tradizionali agroalimentari italiani. Affinché un prodotto sia riconosciuto come PAT (prodotto agroalimentare tradizionale) è necessario che sia stato ottenuto con metodi di stagionatura, conservazione e lavorazione omogenei per l’intero territorio interessato e con procedure e regole tradizionali consolidati per almeno venticinque anni.

Foto: HLPhoto – Fotolia

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Produzione casearia in Italia

Formaggi italianiLa natura della trasformazione dei componenti chimico-nutritivi nei prodotti alimentari grezzi varia a seconda del prodotto, degli intervalli di tempo e delle condizioni ambientali. Mentre le trasformazioni create artificialmente sono volte all’ottenimento del risultato desiderato, queste vanno distinte dalle alterazioni che si svolgono sempre in modo spontaneo e che comportano esiti imprevisti e dannosi.

Formaggi secondo normativa europea

La produzione del formaggio, alimento nutriente e molto amato, avviene tramite lo svolgimento di determinate fasi comuni a quasi tutti i tipi di formaggio, che questi siano ottenuti dalla lavorazione di latte vaccino, di pecora o di capra. Solitamente la produzione prevede l’utilizzo di latte pastorizzato o termicamente trattato; quando invece il latte usato non è pastorizzato, la normativa europea vigente esige una stagionatura del prodotto ottenuto di almeno sessanta giorni ad una temperatura superiore a 4°C. Per la produzione dei fiori all’occhiello della produzione casearia italiana, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, viene spesso impiegato un latte proveniente da allevamenti selezionati e che consente una pastorizzazione ad una temperatura inferiore a 40°C in modo che aroma e sapore dei formaggi non risultino alterati.

L’importanza del caglio

La coltura starter è un altro aspetto fondamentale della produzione casearia. Le colture sono distinte in colture termofe che si sviluppano sopra i 40 °C e quelle mesofile che si sviluppano al di sotto di questa temperatura. La coltura starter viene utilizzata per scindere le proteine e per produrre l’acido lattico che favorisce la sieresi, le componenti aromatici e l’anidride carbonica che crea le cavità nei formaggi. Spesso si ricorre anche a colture di ceppi misti. Ad esclusione della produzione di formaggi freschi, la caseificazione prevede la formazione della cagliata grazie all’azione del caglio o di enzimi affini. Al termine della lavorazione della cagliata, il prodotto caseario viene sottoposto ad una serie di processi fisici, biochimici e microbiologici che comportano una serie di modifiche della pasta caseosa e costituiscono la fase di maturazione del prodotto.

Foto: contrastwerkstatt – Fotolia

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